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DIRITTI DEI FIGLI IN GIAPPONE

Lug 28, 2020

In Giappone la concezione di “diritti dei figli”, in particolare nel contesto della separazione dei genitori, si distanzia parecchio rispetto a come lo intendiamo noi. L’imprescindibile diritto di entrambi i genitori di rimanere al fianco dei propri figli per il bene intrinseco del minore passa in secondo piano. In Giappone non è previsto l’affido condiviso di un minore, e se uno dei genitori lamenta una situazione di disagio (reale o fittizia che sia) è tecnicamente autorizzato a sparire nel nulla portandosi via i figli dal giorno alla notte.

Manifestazione tenutasi in Giappone da genitori (stranieri e non) tagliati fuori dalla vita dei figli.

Oggi vi racconto una realtà meno entusiasmante di questo Paese che riguarda i diritti dell’infanzia. Chi mi segue lo sa, a me non piace diffondere un’idea stereotipata delle cose. Il Giappone, come tutti gli altri Paesi, nasconde anche lati oscuri e poco ammirevoli. Oggi vi parlo di cittadini giapponesi che sottraggono legalmente minori.

Scissione del nucleo famigliare

Stando alla legge giapponese, il divorzio dei genitori corrisponde tradizionalmente alla scissione del nucleo famigliare. La struttura della società giapponese, inoltre, non valorizza il ruolo del padre come figura particolarmente rilevante nella crescita e nell’educazione dei figli. In un Paese in cui l’affido condiviso non gode di buona reputazione nell’intento di preservare la coerenza di una vita unitaria dei bambini e “proteggerli” dallo stress, questo retaggio culturale finisce per ledere i minori stessi e il loro “diritto” di crescere a contatto di entrambi i genitori. Nell’80% dei casi questo si traduce per i minori nella totale privazione di uno dei genitore e, salvo rarissime eccezioni, quello sacrificabile è il padre. Figuriamoci se poi è straniero.

«Un’usanza inaccettabile, visto che il Giappone ha firmato degli accordi internazionali che lo obbligano a recepire le norme internazionali in materia di diritti del minore» Tommaso Perina

La storia di Tommaso

Tommaso Perina, un mio ex collega e amico, fa parte di questo 80% di genitori allontanati forzatamente da un giorno all’altro dai propri figli. Marcello e Sofia (attualmente 7 e 5 anni) sono stati portati via improvvisamente dalla madre giapponese nel 2016 e condotti nella città di Sendai, a sei ore di macchina da Tokyo. Un giorno che non si dimentica facilmente per un genitore. Dal 2016 Tommaso ha incontrati i propri figli tre volte, per un totale di sei ore complessive. L’ultima volta che Tommaso li ha visti è stato nell’agosto 2017, per un paio d’ore, in una saletta sorvegliata dall’avvocato della moglie. Non ha potuto scattare foto con loro, né portargli dei regali. Da allora Tommaso non è stato più in grado di vedere i figli e non sa più niente di loro. Se Tommaso prova ad avvicinarsi a loro, rischia di essere arrestato.

Tommaso di spalle in compagnia dei figli nell’aula di tribunale sorvegliata

I minori sono vittime di un sistema che non riesce a scindere in maniera efficace i casi di violenza domestica dai divorzi. Reale o no, alla base di quasi tutti questi casi di separazione c’è un’accusa di violenza domestica che poi spesso risulta ingiustificata. Tuttavia, prima di fare chiarezza sulla verità trascorrono anni e in questo periodo il genitore allontanato perde ogni contatto con i propri figli rischiando di diventare, nella migliore delle ipotesi, un estraneo per loro.

Sottrazione “legale” di minori

La sottrazione di minore è una gravissima violazione dei diritti umani. Il Giappone, in quanto Paese aderente alla convenzione dei diritti del fanciullo dal 1994 nonché membro del G7 e di una lunga lista di convenzioni e accordi internazionali, è tenuto a osservarne i contenuti. Secondo l’associazione giapponese Kizuna per i diritti dei minori, sarebbero 150 mila i minori che ogni anno vengono sottratti dal padre o dalla madre. Tra questi ci sono anche 15 genitori italiani, e Tommaso è uno di loro.

“Il numero di casi di sottrazione di minori in cui un genitore è cittadino europeo e l’altro giapponese è in crescita ed è allarmante”.

Parlamento Europeo

Da quattro anni a questa parte, Tommaso e tutti gli altri padri stranieri in Giappone allontanati forzatamente dai propri figli, hanno iniziato un movimento di denuncia bussando alla porta di ambasciate, governi, istituzioni competenti. L’azione di Tommaso e degli altri genitori privati dei figli, ha prodotto risultati di sostanziale risonanza. Tra le numerose iniziative intraprese per far valere i diritti dei figli, Tommaso ha contattato il presidente del Consiglio italiano Conte, il quale ha inviato una lettera di sollecito al presidente Shinzo Abe perché rispetti gli impegni presi internazionalmente. La lobby dei genitori stranieri è anche approdata al Parlamento Europeo, esortando l’organo legislativo a intervenire formalmente per fare giustizia.

Frenchman Vincent Fichot and Italian Tommaso Perina, who both became estranged from their children after their Japanese wives took them without consent presenting a petition to the European Parliament to demand action
(Source: Brussels, Belgium February 19, 2020. REUTERS/Yves Herman/File Photo)

Tommaso e gli altri genitori in Giappone a cui sono stati sottrati i figli dalla controparte hanno fondato una NGO per la protezione dei diritti dei figli minori e per alzare le proprie voci nei confronti di questo sistema inumano. Qui il link alla NGO e alla raccolta fondi che hanno avviato per portare avanti la loro battaglia.

JAPAN CHILDREN RIGHTS

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Articoli e video di approfondimento…

Vi lascio qui alcuni link per approfondire. Basta una brevissima ricerca su un qualsiasi motore di ricerca per trovare decine e decine articoli, giornali e rubriche dedicati alla questione, purtroppo.

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1 commento

  1. Angelica

    Ciao!
    Avevo letto già qualcosa in merito (credo proprio sulla storia di Tommaso) ma rimane sempre raccapricciante leggere di questa pratica: all’inizio dell’articolo tu dici che i genitori sono “tecnicamente autorizzati” a sparire portandosi via i figli. Per la presunta violenza, intendi, giusto?
    Ma poi, come leggo in uno dei link, questa accusa risulta praticamente sempre priva di basi. A livello di leggi interne, da quello che mi pare capire, questa cosa è normale. Quindi le leggi giapponesi vanno effettivamente in contrasto con quelle internazionali…
    Ma questo togliere del tutto i figli a uno o all’altro coniuge è così radicata come pratica da non prevedere, all’interno della stessa società giapponese, alcun movimento/associazione/altro per la tutela di madri o padri che si trovano in queste situazioni (anche se non stranieri)?

    Comunque, la scusa dello stress è tanto stupida quanto agghiacciante… considerato lo stress il bambino giapponese è sottoposto per tutta la vita scolastica e oltre… non ho parole, ma tanta rabbia (son figlia di genitori separati, quindi l’argomento mi tocca un po’ da vicino, anche se, per fortuna mia, non ci son state lotte intestine tra i miei… ma non oso immaginare la mia vita strappata da uno o dall’altra).

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Rorisu

Ciao! Sono Loris ma in Giappone tutti mi chiamano Rorisu. Vivo a Tokyo da quasi dieci anni dove lavoro principalmente come traduttore. Vi racconto la mia vita giapponese tra lingua, cultura e paesaggi mozzafiato.