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Ishigaki e le isole Yaeyama: l’estremo sud del Giappone

Ishigaki e le isole Yaeyama: l’estremo sud del Giappone

Se già mi seguite su Instagram, sapete che sono appena tornato da un viaggio a dir poco eccezionale a Ishigaki e altre isole dell’arcipelago delle Yaeyama! Sono un amante del mare, delle isole in particolare, e considerando il fatto che il Giappone è un arcipelago di migliaia di isole, e che attualmente non si può andare all’estero, ho optato (felicemente) per un viaggio estivo agli estremi tropicali del Giappone. Ne ho parlato in lungo e in largo sul mio profilo (tutto salvato nelle storie in evidenza!), documentando giorno per giorno i miei spostamenti, ma vorrei assolutamente parlarvene anche qui per tenere tutte le info insieme e consultabili a colpo d’occhio. Partiamo alla scoperta di questo meraviglioso arcipelago!

L’arcipelago delle Yaeyama

L’arcipelago delle isole Yaeyama si trova a sud, ma tanto a sud. Si fa molto prima ad andare a Taiwan che a Tokyo da lì. Le isole Yaeyama detengono due primati nella geografia giapponese: 1) il punto più a sud (isola di Hateruma), e 2) il punto più a ovest (isola di Yonaguni) di tutto il territorio nazionale. L’arcipelago delle Yaeyama appartiene alla prefettura di Okinawa, ed è composto da 32 tra atolli e isole di varie dimensioni, di cui solo 12 sono abitate e il resto è praticamente oasi, patrimonio nazionale e paradisi naturali incontrastati (non che le isole abitate siano da meno!).

Sono stato nell’arcipelago delle Yaeyama per un totale di 6 giorni. Un periodo troppo breve per visitare ogni singola isola e scoprire tutto quello che avrei voluto sapere su storia, cultura e paesaggi di questi paradisi tropicali. Ma per un primo assaggio, sono assolutamente soddisfatto dell’itinerario che ho costruito e ve lo racconto qui.

Giorno 1 – Arrivo a Ishigaki

Arrivo all’aeroporto di Ishigaki con un volo diretto da Tokyo (all’incirca 2h:30 di viaggio). Ho volato Peach, una low cost che ha voli diretti da Tokyo e Osaka, per un totale di 30,000¥ (circa 220€) a/r comprensivo di bagaglio da stiva che ho acquistato a parte. Ci volano chiaramente anche JAL e ANA ma personalmente trovo eccessivo pagare i loro prezzi-gioielleria per un volo di neanche tre ore. Up to you!

Ishigaki è l’isola principale dell’arcipelago delle Yaeyama, nonché punto di riferimento politico e culturale della regione, ma non la più grande per dimensione (Iriomote la frega, seppur di poco). Ho deciso di fare base a Ishigaki per il mio viaggio perché è oggettivamente l’isola più fornita dal punto di vista dei servizi. Qui dipende un po’ dalle vostre preferenze. Si può anche soggiornare sulle isole minori, il che è sicuramente molto romantico, ma bisogna tenere presente l’aspetto “sconvenienza”. Già Ishigaki è un luogo remoto (letteralemte!) agli antipodi del Giappone, figuriamoci le isolette ancora più inabissate: niente konbini, niente lampioni la sera (bello per le stelle però), niente bar, niente. Nel mio caso, sono contentissimo di aver scelto Ishigaki perché mi ha permesso di avere una discreta interazione con la popolazione locale, in quanto esistono quantomeno luoghi di ritrovo. Sono stato in un bar in particolare, di cui vorrei parlarvi, ma lo farò in un’altra sede perché quella è un’esperienza totalmente a sé e merita attenzione. Stay tuned!

Scorci della cittadina di Ishigaki. A destra una delle vie principali del piccolo centro dove si riuniscono bar e izakaya.

Il soggiorno alla Guest House Ashibina

Dunque, a Ishigaki ho scelto di pernottare vicino il porto perché sapevo che il traghetto sarebbe stato il mio miglior amico per i giorni a venire. Io sono stato alla Guest House Ashibina e ho ADORATO. La struttura in sé è semplicemente deliziosa, ma ancora più adorabili sono le persone che la gestiscono: una famiglia di quattro persone, Tomomasa e Megumi, con due bambine piccole, Iroha e Natsume. Stupende! E soprattutto vince per l’ottima posizione: 10 minuti a piedi dal porto, e altrettanti dal piccolo centro con izakaya, ristorantini, il mercato coperto, musei, qualche baretto, noleggio macchine, ecc… Accogliente, famigliare, confortevole e pulitissima. Prezzo di una notte in camera singola 5,000¥/ notte (circa 38€) e dai 2,500¥/ notte (circa 19€) per il dormitorio (mix o solo femminile). I proprietari parlano un po’ inglese! In questo video racconto la mia esperienza alla guest house Ashibina! Se vi va dategli un’occhiata.

Io ho prenotato su Airbnb, ma vedo che anche Booking.com ha ottimi prezzi per Ashibina e comunque applica la policy della cancellazione gratutita, quindi forse è più conveniente.

Il primo giorno mi è servito per famigliarizzare con i dintorni, fare un bel po’ di foto e… bruciarmi vivo mentre camminavo. Note to self: occhio al sole dei tropici… crema sempre e comunque. Lo sapevo, ma non imparo mai.

Giorno 2 – Taketomi

Non perdo tempo. Mi alzo e vado al porto. Ci sono un sacco di traghetti, non ho avuto problemi in questo. Assicuratevi solo di controllare l’orario dell’ultimo traghetto in partenza dall’isola in cui vi trovate per tornare a Ishigaki, e poi siete a cavallo! Insomma, ho preso il traghetto per l’isola di Taketomi. Mi ispirava per il suo aspetto intatto, l’atmosfera molto Ryukyu (l’antico regno insulare che corrisponde grossomodo alla odierna prefettura di Okinawa), le spiagge pazzesche… e la distanza: solo 10 minuti di traghetto da Ishigaki! Biglietto a/r adulto: 1,160¥ (circa 10€). A questo proposito, sappiate che esistono anche degli abbonamenti per i traghetti che partono da 6,800¥/3gg, ma attenzione che non tutti gli abbonamenti includono tutte le isole!

Sinistra: Kondoi Beach, isola di Taketomi. A destra: scorcio di un’abitazione locale a Taketomi.

Attenzione: quando al porto di Ishigaki si acquistano i biglietti del traghetto per Taketomi vi verrà chiesto se volete acquistare insieme anche il biglietto per salire sul carro trainato dai bufali, tradizionale mezzo di trasporto dell’isola. Se ne occupa la cooperativa per il turismo locale “Nitta” e volendo potete prenotare direttamente al porto di Ishigaki o anche direttamente a Taketomi. La gita sul carretto da sola costa 1,700¥ (circa 14€). Se prenotate insieme al biglietto del traghetto (acquistando il pacchetto al porto) è effettivamente un pelino conveniente economicamente, ma il giro con il carretto va effettuato necessariamente appena approdati sull’isola.

Detto ciò, occhio all’ora: se avete intenzione di svaccarvi in spiaggia (come me) e godervi il mare, controllate gli orari di alta e bassa marea. In base alle maree, le acque si ritirano al punto tale da costringerti a camminare davvero dei chilometri prima di riuscire a bagnarti le ginocchia! Questa informazione potrebbe influire sulle vostre scelte…

L’isola di Taketomi è un gioiello

Taketomi è semplicemente un gioiello. Bella, intatta, colorata, fiera. Piccolina, si gira in bicicletta senza troppa fatica. Appena arrivi al porto le varie compagnie di noleggio sono lì che ti propongono il loro pacchetto (sono tutti uguali da quello che ho capito, non si fanno concorrenza…), quindi ti caricano sul furgoncino e poi ti portano al loro garage. Dopo il briefing ti danno la bici e sei libero di scorrazzare! Si paga a seconda del tempo di noleggio. Ho pagato 2,000¥ (circa 16€) per tutta la giornata. Taketomi è abbastanza pianeggiante, quindi una normale bicicletta andrà benissimo.

Passeggiando per Taketomi: shiisaa, fiori e muretti di pietra.

Taketomi è un incantevole esempio di isola Ryukyu, l’antico regno che comprendeva tutte le isole tropicali che poi fu gradualmente annesso al Giappone con un lento (e doloroso) processo di occupazione e conquista a partire dal periodo Edo. L’architettura lo rivela, con i tradizionali muretti in pietra (ishigaki appunto) a fare da protagonisti ovunque, i leoni canini shiisaa, divinità protettrici di origine cinese collocati sui tetti o all’ingresso delle case a difesa dagli spiriti maligni, i tetti spioventi in tegole, le strade sabbiose e spesso impantanate (occhio con la bici!), il carretto con i bufali. Una cosa che mi ha colpito molto girovagando per l’isola sono le tombe. La struttura delle tombe poi è molto particolare: enormi, in pietra e in bella vista. Ogni tomba assomiglia più a un mausoleo che a una semplice tomba per via della dimensione imponente, che a quanto pare è sinonimo dell’influenza del defunto in società. Ho scoperto che un determinato periodo dell’anno (probabilmente aprile, ma la mia fonte tentennava) i famigliari del defunto si riuniscono intorno alla tomba del proprio caro e ne celebrano la memoria consumando un pasto seduti sul muretto di cinta. L’ho trovato molto bello. E poi ancora mille fiori colorati ovunque, natura incontrastata e spiagge cristalline… ecco, magari occhio ai corvi maledetti, vi dico solo che mi hanno rubato una canottiera mentre facevo il bagno.

Giorno 3 – Kohama & il rendez-vous tra i fondali oceanici

Giornata intensa. Avevo guardato il meteo e dava particolarmente bello, quindi non ho esitato e sono uscito di nuovo all’arrembaggio. Sono arrivato al porto e ho lanciato uno sguardo agli orari dei traghetti. Chi è in partenza? Tu? Bene, arrivo. Dov’è che si va? Ah, Kohama. Perfetto! Aspe’ che guardo dove sta magari… Ah ci piace. Vicino, una decina di minuti ed ero lì. Biglietto a/r adulto: 2,060¥ (circa 16€).

L’isola di Kohama nasconde un paradiso terrestre

L’isola di Kohama è stata un’altra grande sorpresa. Avevo visto che non c’era granché da vedere in termini “culturali”, è un’isola più che altro di bellezze naturali. Piccolina, si gira in bici, quindi ho deciso di noleggiarne una (attenzione: non fate come me! A Kohama optate per la bicicletta a motore, altrimenti tra discese e salite suderete anche le cellule celebrali) e sono partito all’avventura in direzione della spiaggia consigliatami dal proprietario del noleggio. Mi fa: “Devi andare qui. Se non sei soddisfatto, vienimelo a raccontare quando torni dopo”. Disse il tizio, testuali parole. Un po’ gangster, ma ho apprezzato la self-confidence. Okay, fammi vedere di cosa sei capace. Ragazzi, aveva ragione lui. Praticamente si scende giù per un sentiero avvolto nei rovi e nei cespugli che manco la tana del Bianconiglio e… ta-daaan! Ci si ritrova al cospetto con l’immagine che io ho del paradiso. No, parole umane non possono descrivere quella baia.

Distese verdi e piantagioni sull’isola di Kohama. A destra, la caletta paradisiaca raggungibile attraverso il tunnel di cespugli.

P.S. La bici mi è costata suppergiù 1,000¥ per un paio d’ora (circa 8€). Ripeto: vi prego, noleggiate quella elettrica (che costa un pelo di più ma ci guadagnate in salute)!

Snorkeling con le tartarughe marine e i pesci tropicali

La mattina è volata via, e io mi sono dovuto incamminare nuovamente al porto per rientrare a Ishigaki. Il giorno prima, infatti, vedendo il cielo sereno al meteo, mi ero prenotato su Airbnb una mezza giornata di snorkeling insieme a Shiro-san e alle tartarughe marine! Shiro-san, la mia guida, è fantastico: oltre a essere un super esperto conoscitore della zona e amico delle tartarughe (solo tanto amore), è simpatico, divertente, paziente (vi fa milioni di foto e video sott’acqua, in tutte le salse) e parla un po’ inglese. Il tour con Shiro-san è iniziato verso le 13:30 e terminato per le 17:00 circa. In queste 3h:30 Shiro-san mi ha portato a guardare la barriera corallina, in mare aperto a nuotare con le tartarughe, giocare con pesci di ogni forma, colore e fantasia.

Nuotare con le creature del mare a Ishigaki. Grazie Shiro-san!

Poi siamo tornati a riva, ci siamo asciugati al volo e via su per una montagnetta per ammirare un panorama semplicemente mozzafiato! Non sono un grande scalatore, ma si tratta di una passeggiata di circa 10 minuti, a tratti un po’ impervia ma neanche troppo, e merita assolutamente. Questa esperienza, che dura un po’ meno di 4 ore, è costata 5,000¥ (circa 40€) tutto incluso: attrezzatura, guida, foto e video… Praticamente regalata, considerando la qualità dell’esperienza. Guardate qua! Insomma, una giornata da ricordare.

A sinistra io che faccio lo scemo con Shiro-san (a sua insaputa). A destra, il panorama dall’altura.

…Se invece possedete il brevetto da sub: Iriomote!

P.S. Io non ho il brevetto da sub, ma per le immersioni mi dicono che una delle isole più spettacolari è sicuramente Iriomote, che nella fattispecie è anche la più estesa dell’arcipelago (un pelino più grande di Ishigaki). Quasi il 90% della superficie dell’isola è ricoperta di vegetazione quindi è una sorta di isola-parco nazionale perfetta per: trekking, escursione in canoa tra le mangrovie e appunto immersioni subacquee. Non ci sono stato in questa occasione, ma la visiterò sicuramente la prossima volta!

Giorno 4 – Yonehara e Sunset Beach: due meraviglie di spiagge a Ishigaki

Mi raggiunge la mia amica Francesca e prendiamo la macchina per fare un giretto finalmente anche sull’isola di Ishigaki. Prenotata lì per lì, per 24h: 6,500¥ (circa 52€), ma sono convinto che sia possibile risparmiare con una programmazione anticipata (anche Edreams offre delle opzioni valide, mi dicono). Girare l’isola senza macchina è impensabile per via della grandezza e del fatto che il servizio di autobus che c’è sull’isola non è capillare a livelli soddisfacenti. Siamo andati prima alla spiaggia di Yonehara, consigliataci dalla nostra Guest House.

Yonehara Beach, isola di Ishigaki

Poi, dopo una bella giornata tra pesci blu metalizzato vicino la riva, scogli corallosi (occhio a non sgraffignarvi, io mi sono scartavetrato il piede) fondali vergini, ci siamo rimessi in moto per goderci il tramonto a… Sunset Beach (e dove, se no!). Ecco, ho capito perché la chiamano Sunset Beach. Lascio a voi ogni commento. Il caldo, la salsedine, il bagno al tramonto, il mare… il mare e ancora il mare. Io sono in love.

Sunset Beach, isola di Ishigaki

Giorno 5 – Hateruma, ovvero l’estremo sud del Giappone

Altra giornata meravigliosa di sole e d’azzurro. Che si fa? Porto, per forza! Stavolta sapevo dove andare. Decidiamo di tentare una traversata più importante, e compriamo il biglietto per l’isola di Hateruma. Un viaggetto di 60-90 minuti (a seconda del traghetto e della condizione del mare) alla volta di Hateruma: l’isola più a sud del Giappone! Biglietto a/r da Ishigaki per un adulto: 6,000¥ (circa 48€). Appena arrivati ci fiondiamo a noleggiare una macchina perché avevamo voglia di stare comodi e tranquilli. La macchina qui l’ho pagata circa 3,000¥ (circa 24€). Le distanze sono piuttosto ravvicinate. In realtà se si vuole andare solamente a Nishi Hama, la spiaggia (da sogno) che c’è vicino il porto, quella è raggiungibile anche a piedi. Noi però volevamo andare a visitare anche l’osservatorio con il monumento che dice “punto più a sud del Giappone”… quindi macchina.

“Hateruna blue”, un colore che non si spiega

Una cosa per volta. Il mare? No, vabbè. Una chilometrata di spiaggia bianchissima, mare blu di mille sfumature diverse che ti arriva alle caviglie che manco la tipa dei solari Bilboa (questa la capiscono in pochi mi sa). A proposito del colore del mare qui, c’è una parola in giapponese che indica proprio quel colore. Si dice “blu Hateruma” (波照間ブルー). Ci sarà un perché! Non ho parole per descriverne la bellezza.

Nishi Hama Beach, Isola di Hateruma

L’osservatorio della punta sud e “le colonne d’Ercole” giapponesi

L’osservatorio è a pagamento (500¥, circa 3€), ma a prescindere non so se ne valesse la pena. Non è che si salga poi tanto, saranno tre o quattro rampe di scale. A questo punto è molto meglio fare una passeggiata alla roccia monumento che indica il punto sud e osservare l’orizzonte infinito da lì. Noi, per non saper né leggere né scrivere, abbiamo fatto entrambe le cose!

L’estrema punta sud del Giappone, isola di Hateruma

Giorno 6 – Taketomi bis

Taketomi bis. Sì, perché era l’ultimo giorno e avevo voglia di riempirmi ulteriormente gli occhi e il cuore della bellezza delle viuzze, delle casette e del mare di Taketomi. La prima volta non avevo provato l’ebrezza di scorrazzare a bordo del carretto trainato dal bufalo, perché appunto sapevo che la marea sarebbe stata tiranna e non volevo rinunciare a una bella mattinata in spiaggia.

Going local: Il carro trainato dai bufali

Ho letto diverse reviews sull’esperienza su Tripadvisor, alcune meno entusiaste di altre, ma nel complesso è un’attività interessante. Effettivamente si tratta di un’attrazione turistica, oggigiorno, e la guida parla solo giapponese (non ho sentito di guide in inglese). Comprendo che il discorso animalista potrebbe influire sulla decisione. Mi sono posto anche io il problema, ma il mio ragionamento è stato che, nel bene o nel male, questo aiuta a sostenere l’economia locale. Inoltre i bufali sono tenuti con grandissima cura, gli isolani sono consapevoli del loro valore e del loro pregio.

Muretti in pietra e fiori a Taketomi. A destra: il caro bufalo che ci ha sopportati in giro per l’isola.

Insomma, gita per l’isola con la nostra guida (un simpatico vecchietto nativo di Taketomi) tra canti ed esibizioni allo shamisen. Fun fact: il signore parlava super veloce e con un accento talmente stretto che onestamente ho fatto moltissima fatica a stargli dietro e purtroppo mi sono perso parecchio della sua spiegazione. C’erano altri stranieri a bordo, ma loro non parlavano comunque giapponese e io ero un po’ incaricato di tradurre per loro ma stavo avendo delle difficoltà. Per un po’ ho cercato di resistere stoicamente, strizzando gli occhi e le orecchie che manco un cencio sullo stendipanni, poi mi sono arreso. Alzo la mano, mi scuso per l’interruzione e dico: “mi dispiace, potrebbe ripetere? Non ho afferrato il concetto”. Tempo tre millesimi di secondo e parte la ola dei giapponesi sul carretto: “Eh, ma infatti! Cos’è che ha detto? Mica ho capito!”… io a metà tra il divertito e il perplesso, sento un gocciolone di sudore attraversarmi la fronte. Nessuno aveva capito una beneamata mazza. Ci voleva il gaijin a rompere il ghiaccio… suppongo serviamo anche a questo. Ad ogni modo, la scena è stata esilarante, e alla fine, consultandoci tutti insieme, abbiamo compreso quello che il signore ci stava raccontando.

Torniamo a Ishigaki con l’ultimo traghetto (story of my life, io sempre a rincorrere “ultimi qualcosa”… treni, traghetti, aerei…) e stavolta senza subire furti da pennuti impertinenti e sprovveduti.

Il cuore traboccante di bellezza

Sono stati sei giorni pregni di bellezza. Per un po’ avrò il cuore in pace, ma sento che presto avrò bisogno di tornare nel meraviglioso arcipelago delle isole Yaeyama per rinfrescare questa sensazione.

Ci sono molti altri spot ben valutati e consigliati sul web, ma per ragioni di tempo non sono riuscito a incastrare tutto. Mi sarebbe piaciuto fare un salto a Kabira Bay ad esempio, o alle grotte di stalattiti. Per queste e altre esperienze, vi linko l’articolo di WarmCheapTrips che ne ha parlato in maniera molto esaustiva nel suo blog! Andate a dargli un’occhiata!

Un viaggio da sogno su misura per te!

Amanti delle immersioni, delle tartarughe marine e dei pesci pagliaccio. Alla ricerca di una vacanza più culturale, o magari solamente di un po’ di meritato relax in spiaggia. Mare sì, ma anche trekking in montagna o gita in canoa nella foresta di mangrovie. Alle Yaeyama ce n’è per tutti i gusti!

Se state valutando una tappa tropicale nel vostro prossimo viaggio in Giappone, Ishigaki e le isole Yaeyama sono una scelta assolutamente azzeccata! E’ un Giappone sicuramente diverso dal mainstream e altrettanto interessante, consigliatissimo soprattutto per chi magari ha già “spuntato” i giri canonici tra Tokyo e Kyoto.

Potete contattarmi qui per info & consultazioni sul vostro itinerario di viaggio personalizzato in tutto il Giappone! Ricordo che è anche possibile “prenotare” il sottoscritto come guida e accompagnatore per tutta la durata (o anche solo una parte) dell’esperienza.

Mata ne!

LA FORTUNA AIUTA GLI AUDACI

LA FORTUNA AIUTA GLI AUDACI

Diventare traduttori: un pizzico di fortuna… ma il traguardo è dei tignosi.

Diventare traduttori richiede passione e tradurre è sempre stato il mio sogno, sin da bambino. Volevo raccontare il Giappone e offrirlo così com’era, nudo e crudo, ai lettori italiani. Per poter arrivare a ciò era necessario tutto un percorso a monte che ha richiesto tempo, costanza e determinazione. Sicuramente anche un pizzico di fortuna, ma più di ogni altra cosa una sconfinata passione. La fortuna aiuta gli audaci, e certamente non guasta mai. Il treno potrebbe passare per chiunque, anche un po’ per caso, tuttavia se la materia prima scarseggia quel treno a vapore che si ciba di risorse non riuscirà ad alimentarsi a lungo, e ben presto finirà per arenarsi su un binario qualsiasi, abbandonato e dimenticato dal mondo. Ma soprattutto abbandonato da noi stessi nel nostro cassetto dei “tentativi falliti”. Un fuoco di paglia, insomma.

Diventare traduttori richiede anche tanta pazienza. Avere basi solide è il presupposto per mollare gli ormeggi e salpare. Lavorare sodo per ottenerle, è l’inizio del viaggio. Ci vuole tempo per acquisire un bagaglio di conoscenze linguistiche sufficienti, ci vuole tempo per impratichirsi con il lavoro e ci vuole tempo per farsi conoscere e farsi apprezzare. Io ho cominciato a tradurre più di dieci anni fa. All’inizio erano piccoli lavori senza seguito, e nella maggior parte dei casi anche piuttosto noiosi e ripetitivi: manuali di istruzioni, lettere di incarico, contratti, questionari… Insomma, un genere assolutamente rispettabile, al quale però non sono mai riuscito ad appassionarmi.

diventare traduttore

In termini prettamente economici, per me era poco più di un extra a tempo perso: traducevo volumi irrisori e comunque la paga era quello che era. Dovevo mantenermi (a Tokyo) e come tutti avevo bisogno di una certa sicurezza economica, quindi mi sono dedicato per diversi anni ad altri lavori decisamente più “stabili” e volendo più redditizi. Poco alla volta, però, e sempre a “tempo perso” (leggasi: “di notte invece di dormire”, perché con un impiego fulltime in un’azienda giapponese non è che ti rimanga molto tempo per il resto) ho iniziato a ricevere incarichi da traduttore un attimino più accattivanti dei manuali di istruzioni. Articoli di cultura, guide turistiche, canzoni. Questi lavori, valutati complessivamente in maniera positiva, hanno generato un minimo di passaparola.

Anche le mie esperienze lavorative aziendali, così come il mio network di relazioni personali, hanno contribuito a preparare il salto che sarebbe stato fondamentale per il futuro, ossia l’attuale presente, e così un bel giorno anche per me è passato il famoso treno. Mi è stato proposta la traduzione di un romanzo. L’occasione di una vita, la cosiddetta “botta di culo”, excuse my French. I tempi erano maturi: avevo gli strumenti, sufficiente esperienza ma soprattutto passione e una inesauribile voglia di riuscire. Così, le mani un po’ tremanti per l’emozione, ho messo in valigia tutto quello che avevo imparato nell’arco di circa dieci anni e ho ingranato la prima. Poi timidamente la seconda, quindi la terza. Poi ho mollato gli ormeggi, sono uscito in autostrada e adesso guai a chi mi ferma.

Io non sono nessuno. Sono ancora giovane, ancora relativamente nuovo in questo mondo e ho una montagna di cose da migliorare, imparare e correggere. Ma qualcosina la so, e agli aspiranti traduttori, quelli che hanno il fuoco che brucia dentro, vorrei dire di non scoraggiarsi. Serve tantissima pazienza e solide competenze, ma è la passione a fare la differenza tra chi si limita a consegnare un lavoro, e chi invece da via all’editore una traduzione come fosse un appendice del proprio corpo. Se si è stati in grado di gettare solide basi con perseveranza e dedizione, prima o poi il treno arriva. Il problema è che nella maggior parte dei casi gli aspiranti traduttori non sono disposti ad attendere il momento giusto e rinunciano prima. Posso capirne le ragioni, è stato lo stesso per me, ma quando si desidera davvero una cosa, gettare la spugna non è mai un’opzione.

Il peso dell’autorità di chi ha tradotto il Giappone prima di me e il mio senso di inadeguatezza mi avevano quasi convinto a desistere, ma al tempo stesso hanno anche funzionato da incentivo a crescere, a continuare a studiare, sperimentare, tentare sempre. Insoddisfatto e scoraggiato, tante volte ho pensato di rinunciare, ma nel lungo periodo è stata la pazienza (e la tigna!) a esser premiata. A questo punto mi correggerei: la fortuna aiuta gli audaci, ma solo i tignosi arrivano al traguardo.

C’è voluto del tempo, ma il sogno alla fine si è avverato.